| Home | Associazione | Informativa | Iniziative | Sostieni Anlaids | Sezioni Anlaids | News | Forum | Link | Contatti

| ANLAIDS NOTIZIE



| NEWSLETTER


Indietro    TORNA ALLA HOME PAGE    STAMPA LA PAGINA   
| News

Thailandia: vaccinazione anti-HIV efficace al 31%

Roma 05 Ottobre 2009
 

Una combinazione di due vaccini sperimentali contro l’HIV ha mostrato un’efficacia del 31% nel ridurre il rischio di contrarre l’infezione. Lo rivelano i risultati di fase III dello studio RV144 condotto in Thailandia su 16.402 volontari sieronegativi di età compresa tra i 18 e i 30 anni. I partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi, uno al quale sono stati somministrati e vaccini e un gruppo placebo. Il regime vaccinale prevedeva l’uso dell’ALVAC HIV (vCP1521, “prime”) prodotto da Sanofi Pasteur e dell’AIDSVAX B/E (“boost”) della organizzazione no-profit Global Solution for Infectious Deseases, somministrate insieme alle ultime due di ALVAC HIV.

 

Questo tipo di combinazione è definita “prime-boost” perché i due vaccini sono somministrati in sequenza allo scopo di indurre la risposta immunitaria più forte e larga possibile. Secondo i risultati presentati lo scorso 24 settembre a Bangkok, il regime vaccinale non ha prodotto alcun effetto sulla carica virale di coloro che hanno contratto l’infezione, che appartenessero o no al braccio placebo. Sorprendentemente, quindi, la strategia vaccinale studiata non ha mostrato alcuna efficacia terapeutica.
Diverso il discorso per quanto riguarda gli effetti preventivi: hanno contratto l’infezione 51 soggetti appartenenti al braccio che ha ricevuto i vaccini mentre tra chi ha ricevuto il placebo si sono registrati 74 casi di sieroconversione. Questo ha permesso ai ricercatori di affermare che la combinazione “prime-boost” di ALVAC® HIV e AIDSVAX® B/E ha ridotto il tasso di infezioni del 31% rispetto al placebo. Questa riduzione è considerata statisticamente significativa, intendendo che la possibilità che il risultato sia dovuto al caso è molto bassa, ma l’intervallo di confidenza per la stima della riduzione del rischio è ampio (l’intervallo di confidenza al 95% era tra 1.1 e 51.1%, e si considera che non vi sia evidenza di effetto se l’intervallo comprende il valore 1, con una differenza statisticamente significativa: p=0.039). I risultati presentati a Bangkok, quindi, non promettono che si arriverà presto a un vaccino utilizzabile su larga scala: non sarà avviato l’iter per la licenza e l’immissione in commercio dei prodotti indagati ma lo studio servirà per impostare la progettazione di futuri trial sui vaccini.
Massimo Galli, direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico di Anlaids, commenta così la presentazione dei primi risultati dello studio tailandese: “Premesso che sono lieto che comincino a verificarsi passi in avanti anche nell’ambito della ricerca su vaccini preventivi contro l’infezione da HIV, è evidente che il grado di protezione che questa strategia vaccinale sembra possedere non la candida comunque come soluzione reale per combattere l’infezione, ma al limite come un primo passo verso un aiuto per popolazioni ad altissimo rischio ed eventualmente per coppie sierodiscordanti, tenendo comunque presente che questo non deve costituire l’alibi per abbandonare i comportamenti protetti. Proprio nell’ambito delle coppie in cui solo uno dei due partner è infetto, certamente è molto più efficace la strategia terapeutica: seguendo regolarmente un regime antiretrovirale si è dimostrato che si può abbattere la replicazione virale e quindi ridurre la possibilità di trasmettere il virus durante il rapporto sessuale, anche se io resto tra quelli che comunque consigliano di utilizzare anche in questi casi tutte le protezioni”.
“Detto ciò – prosegue – non significa che non sia importante continuare ad effettuare studi per comprendere meglio questi risultati. Bisogna tuttavia tener presente che la ricerca svolta in Thailandia riguarda ceppi virali in circolazione oggi in quella determinata area geografica e non può quindi essere riportata come risultato concreto in altre zone del pianeta. Insomma, è evidente che pur essendo una buona notizia non si può parlare di una grande notizia: in questi casi la preoccupazione è sempre che il messaggio venga recepito in maniera errata e purtroppo quando si parla di vaccino molte persone tendono a sovrapporre la questione della terapia e immaginano quindi che si apra una strada verso un farmaco in grado di curare le persone già infette. Ogni volta che si parla di un vaccino, ricevo numerose telefonate di persone che credono si sia trovata una alternativa definitiva alla terapia tradizionale: purtroppo non è così. Lo studio tailandese ha dimostrato una totale inefficacia dal punto di vista terapeutico e, se è vero che esistono altre sperimentazioni su strategie vaccinali terapeutiche, al momento nessuna ha dato risultati affidabili e non sappiamo quando né se li potranno dare”.

 


 
| Link | Scrivici 




ANLAIDS Onlus - P.IVA 01712471000



Powered by Softplace - Siti web - web agency - SEO - SEM