Anlaids all’Aids 2010: apertura contro i tagli al Fondo globale
18 Luglio 2010
Circa 25.000 persone provenienti da 185 paesi del mondo hanno partecipato alla XVIII conferenza mondiale Aids che si è aperta a Vienna il 18 luglio, un ambiente cosmopolita e pullulante di identità differenti che ha reso ricco ogni istante del congresso. Che, anche per questo, ha avuto come tema centrale il rispetto dei diritti umani come condizione indispensabile per poter compiere avanzamenti significativi nella lotta all’Aids. Sotto lo slogan Rights here, right now! si è discusso molto dei finanziamenti al fondo globale per la lotta all’Aids, messi a rischio ufficialmente dalla difficile congiuntura economica internazionale ma secondo molti relatori in realtà abbandonato a se stesso per altre priorità.
Proprio una manifestazione per chiedere che vengano rispettati gli impegni presi dai governi per il finanziamento del fondo ha caratterizzato la cerimonia d’apertura della conferenza, con duemila attivisti che hanno affollato l’ingresso della Messe viennese con striscioni e palloni colorati, intonando lo slogan Broken promises kill (“Le promesse mancate uccidono”) in riferimento ai tanti finanziamenti annunciati e mai elargiti. Anche il presidente della conferenza Julio Montaner, nel suo discorso di apertura, ha voluto condividere lo stesso slogan dei manifestanti usando parole durissime per richiamare la comunità internazionale alla sua responsabilità nei confronti di questa malattia che è tutt’altro che sconfitta. “Non posso nascondere la mia delusione e profonda frustrazione rispetto ai recenti incontri del G8 e del G20” ha detto, sottolineando che mentre i governi non riescono a trovare i soldi per rispettare gli impegni presi nella lotta all’Aids, non hanno problemi a fornire supporto finanziario ai loro “amici corporativi” e alle banche. Anche Michel Sidibè, direttore Unaids, ha detto che “la riduzione degli investimenti nei programmi Aids sta mettendo a rischio la risposta all’Aids”. Sidibè ha indicato quattro pilastri fondamentali per vincere l’Aids: una rivoluzione nella prevenzione, che permetta di elaborare strategie realmente efficaci e di lunga durata, una seconda generazione di trattamenti, più efficaci e meno tossici, la fine della discriminazione che tiene lontane larghe fasce dalla popolazione dalla prevenzione e dalla cura, e l’uguaglianza di genere che fornisca alle donne l’empowerment necessario per difendersi dal contagio.
Sharon Lewis, della Monash University di Melbourne, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione, ha spiegato come sia indispensabile moltiplicare gli sforzi per trovare una cura all’Aids: “Trattare l’80% dei pazienti candidati al trattamento nei paesi a risorse limitate costerebbe almeno 35 miliardi di dollari: è chiaro che questo tipo di intervento presto non sarà più sostenibile”. Analizzando i passi compiuti della scienza sulla strada della cura, Sharon Lewis ha concluso che “la conferenza di Vienna non sarà quella in cui sarà annunciata la cura, ma spero possa segnare l’inizio di un cammino che ci porti in un futuro non troppo lontano alla soluzione definitiva”.
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