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Anlaids all’Aids 2010: è il momento della “prevenzione di combinazione”

22 Luglio 2010

“Prevenzione di combinazione”. Si chiama così, in analogia con la “terapia di combinazione”, il sistema di interventi preventivi complesso, di cui si parla da tempo e per il quale è arrivato il momento di passare “dal dibattito all’azione”, come recitava il titolo della presentazione tenuta nella plenaria di giovedì 22 luglio da Carlos Cáceres, dell’Istituto di studi sulla salute, sessualità e sviluppo umano del Perù. Secondo il modello presentato da Cáceres, gli attuali modelli di prevenzione risentono di una scarsa applicazione degli standard presentati in vari documenti internazionali, sono frammentati e discontinui e, soprattutto, focalizzandosi solo su risultati a breve termine, sono in grado di fornire valutazioni e un cumulo di conoscenze estremamente limitato. La strategia di combinazione, invece, intende mettere insieme diverse tattiche tradizionali (ad esempio nella popolazione dei consumatori di droghe iniettive lo scambio di siringhe e la terapia sostitutiva) e individuare combinazioni strategiche di approccio biomedico, comportamentale e strutturale per focalizzarsi sulle cause del rischio di contagio e della vulnerabilità di una particolare popolazione. Fondamentale in questo approccio il rispetto assoluto dei diritti umani di tutti i gruppi coinvolti: solo in questo modo si può accedere a dati epidemiologici affidabili e organizzare interventi efficaci nell’indirizzarsi a quella specifica popolazione.
Secondo Cáceres, la prevenzione di combinazione è considerata sempre più un modo “sensibile” per avanzare verso l’accesso universale alla prevenzione, trattamento, cura e supporto per l’Hiv. “Focalizzarsi sugli individui per la prevenzione, con approccio biomedico e comportamentale, non è sufficiente – ha detto – La prevenzione di combinazione non è l’implementazione di un rigido pannello di interventi ridondanti e inutili, ma piuttosto una combinazione strategica e formata sull’evidenza di strategie biomediche, comportamentali e strutturali all’interno del quadro di rispetto dei diritti umani. Investire in interventi strutturali non è solo un obbligo etico ma anche un investimento redditizio, necessario per una risposta sostenibile e a lungo termine. La prevenzione di combinazione tiene alta la bandiera della ‘rivoluzione nella prevenzione’”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 
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